L’idea
Slop traduce alla lettera la brodaglia data ai maiali, e il salto di significato è lo stesso che ha avuto spam: da parola qualunque a nome standard per una seccatura digitale. Il criterio non è l’origine del contenuto ma il modo in cui arriva: non è slop tutto ciò che è scritto con un modello linguistico, lo è ciò che viene generato senza controllo e riversato su qualcuno che non lo aveva chiesto. Un testo prodotto con l’AI, riletto e corretto da una persona che se ne assume la responsabilità, resta fuori dalla definizione.
Le forme ricorrenti sono tre: testi con andamento riconoscibile e contenuto sottile; immagini con errori vistosi, come marchi deformati o scritte senza senso; e documenti di lavoro che hanno l’aspetto di un lavoro finito ma non contengono decisioni. Spesso lo slop porta con sé allucinazioni, cioè affermazioni false presentate con lo stesso tono di quelle vere: è la ragione per cui il danno non è solo estetico.
Un esempio
Nel 2024 una guida di viaggio pubblicata da Microsoft e generata con l’AI elencava, tra le attrazioni turistiche di Ottawa, un banco alimentare, suggerendo ai lettori di visitarlo «a stomaco vuoto». Nessuno aveva riletto il testo prima della pubblicazione.
Da dove viene
- Simon Willison (2024), «Slop is the new name for unwanted AI-generated content»: propone il termine come standard sul modello di spam e ne fissa il criterio (contenuto non richiesto e non rivisto), attribuendone la diffusione a @deepfates. simonwillison.net
- Merriam-Webster (2025), Word of the Year: sceglie slop come parola dell’anno e la definisce «contenuto digitale di bassa qualità prodotto di solito in quantità per mezzo dell’intelligenza artificiale». merriam-webster.com